Mangiare formaggio fa bene - Pinna spa Formaggi

La ricerca scientifica a favore: mangiare il formaggio fa bene

Un dibattito aperto da sempre, ma oggi abbiamo più dati per dire che mangiare il formaggio anche ogni giorno fa bene.
Ma siamo sicuri?

Il refrain lanciato nel 2001 dai Bluvertigo, ripassato sugli schermi e dalle radio, ha un’attualità che supera il tempo ed allo stesso tempo torna indietro di anni, lustri e addirittura secoli se applicata alla dimensione dell’alimentazione.

Cosa fa bene? Cosa fa male? E in quali quantità? Mangiare formaggio ogni giorno fa bene?

Quanti luoghi comuni ci sono da sfatare sul fronte della corretta nutrizione? Quali nuove prospettive, l’avanzamento tecnologico e le miniere scavate dalle stagioni di ricerca, possono regalare ai professionisti della nutrizione. Non solo, ai “professionisti” della mangiata altresì detti amanti della tavola e della convivialità.
Ricami a parte, l’argomento è realmente attuale e torna puntualmente ad occupare spazi e bacheche internet perché di pertinente attualità.

Dal generale al particolare, dalla sconfinata vastità degli alimenti alla specificità, alla peculiarità, al caso del cacio, del formaggio, uno dei più apprezzati convitati alla tavola dei sardi, degli italiani e della popolazione mondiale in generale.
Partiamo da un assioma, abusato ma tendenzialmente sempre applicabile alla realtà, per cui in medio stat virtus: gli eccessi non giovano mai, e ogni alimento consumato all’eccesso, probabilmente, è tossico per chi lo consuma.

Ma etichettare a priori come male assoluto in forma di chef assassino un determinato alimento, è sbagliato.

Il formaggio fa male! Mangiare il formaggio fa male? Parliamone. E leggiamo qualcosa a riguardo.
L’Associazione nazionale lattiero casearia, sul suo sito internet ufficiale www.lattendibile.it, ha preso il toro per le corna e affrontato l’argomento, andando a favore di una tesi che riscopre il ruolo protettivo del formaggio.
Argomento esplicitato ulteriormente affrontato on air dalla trasmissione radiofonica “Obiettivo Salute” di Nicoletta Carbone su Radio24 – premio giornalistico categoria sicurezza alimentare – e ripreso poi da portali, blog e spazi dedicati nati online tra cui il sito assolatte.
Consumare formaggio non soltanto non è male assoluto, ma può “addirittura” rappresentare un vantaggio, naturalmente se rapporto a determinate contingenze e condizioni di salute di chi lo consuma.

Detta così, sembra pure facile. Ma c’è la scienza dietro a queste pur semplici e logiche affermazioni.
Uno studio pubblicato sulla prestigiosa e autorevole rivista scientifica Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, ad esempio, rivela che “il consumo di formaggi è inversamente associato all’eccesso di trigliceridi e ai bassi livelli di colesterolo – cosiddetto -buono”.
Il presente è il 2018, una leggenda alimentare tramandata di generazione in generazione rischia così di essere sfatata.
La ricerca in questione ha interessato un campione di 6572 individui ad alto rischio cardiovascolare, donne e uomini: ebbene in presenza di un alto consumo di formaggio, riferibile ad una alimentazione di tipo mediterraneo, si evidenzia un quadro clinico migliore fra i soggetti indagati.
C’è poi una relazione fra dati rilevati particolarmente interessante, quella che lega ipertrigliceridemia e consumo di formaggi.
I trigliceridi, giustificato incubo del vecchio e nuovo millennio, voce da sottolineatura in rosso sui referti analisi e campanello d’allarme e di richiamo ad una corretta alimentazione.
Ok, in base alla ricerca compiuta sul campione precedentemente dato, il livello di trgliceridi presente nel sangue è risultato inversamente associato al consumo di formaggio.
Gli anziani che, a tavola, si regalano il sapido o delicato gusto del formaggio, hanno evidenziato meno problemi collegati all’eccessiva presenza di trigliceridi nel sangue.

Quindi il formaggio fa bene? Può “addirittura” essere d’aiuto all’organismo? Può proteggerlo?

Ogni studio può essere confutato, ma i dati della ricerca sopra citata presentano un quadro su cui è utile soffermarsi.
Di base è già vero e accettato che il formaggio porta in dote con sé, al momento del consumo, funzionali quantità di calcio, e ancora proteine ad alto valore biologico, e vitamina A e B12, e oligominerali come lo zinco e il selenio.

Bene, parliamo di ipertensione, un problema che spesso porta in dote il divieto di consumo di formaggi.
Gli studi però, anche in questo caso, modificano la prospettiva, posto che sempre il tutto va inteso rapportandosi a quantità consumata e frequenza di consumo.

A supporto, stavolta, viene portato uno studio italiano realizzato dall’Unità Operativa di Ipertensione dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza e dall’Istituto di Scienze degli Alimenti della Nutrizione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, presentato a New York nel 2016 al Congresso dell’American Society of Hypertension e poi premiato dalla Società Internazionale di Ipertensione (ISH) come miglior studio clinico tra i circa 2mila presentati nel mondo.
Cosa ha evidenziato lo studio? Un effetto biologico “antipertesivo” dei tripeptidi – frammenti proteici – generati naturalmente durante la stagionatura di alcune tipologie di formaggio.
Campione da 30 individui in presenza di ipertensione moderata: 30 grammi di formaggio stagionato per 60 giorni consecutivi. Morale della favola? Una riduzione di 6mmHg della pressione sistemica e 5mmHg della pressione diabolica. I tripeptidi tipici del formaggio stagionato sarebbero quindi in grado di inibire l’angiotensina (ACE), responsabile di vasocostrizione e aumento della pressione arteriosa.

Mettiamo altra carne al fuoco. Pardon, altro cacio in tavola.

Uno studio dell’università di Soochow in Cina mette in discussione la convinzione che il formaggio, causa contenuto grassi saturi, sia pericoloso per il cuore.
Il campione deriva dalla revisione di 15 precedenti ricerche pubblicate – circa 200mila individui sani, monitorati per 10 anni -, con gli esperti a monitorare consumi individuali di formaggio comparandoli, nel periodo di analisi, ai problemi cardiovascolari eventualmente insorti: i consumatori abituali di formaggio mostravano un rischio di patologie cardiovascolari ridotto del 18%, rischio infarto ridotto del 14%, rischio ictus ridotto del 10%.
Morale della favola? Una dieta equilibrata, uno stile di vita regolare e 40 grammi di formaggio al giorno non solo non fanno male, ma possono aiutare e prevenire. E se i formaggi in questione sono sardi ancora meglio.

Ancora uno spunto.

Lo studio PURE – Prospective Urban Rural Epidemiology – per sette anni e mezzo si è recentemente occupato di valutare le abitudini di oltre 135mila individui di 5 diversi continenti e di 18 paesi differenti, associando il tutto alla mortalità e rischio cardio vascolare.
Una dieta caratterizzata da un eccessivo consumo di carboidrati raffinati comporta rischi per la salute.
I grassi saturi, invece, avrebbero un “inaspettato” effetto positivo legato “addirittura” alla riduzione del rischio stroke.

Alla base c’è la moderazione.
C’è una vita sana, e un’alimentazione equilibrata e varia.
E l’eccesso è sempre un rischio.
Ma il formaggio non fa male, non fa star male e può persino aiutare a star bene.
Meditate gente, e moderate.

E tu quanto formaggio mangi in genere? Hai già assaggiato le varietà del nostro Brigante?

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