In Sardegna fino agli anni scorsi nel quotidiano della vita di campagna dei pastori si ponevano in essere diverse manifestazioni arcaiche. Era ancora diffusa la pratica di far bollire il latte dentro recipienti di sughero, che riscaldavano col sistema delle pietre lisce e tondeggianti, arroventate sul fuoco che poi si immergevano nel latte, sostituendole man mano che si raffreddavano, con altre roventi. Con questo sistema si riscaldava il latte per poi cagliarlo e preparare il formaggio. Questo metodo lo si fa risalire alla più antica preistoria, all’età pre-ceramica, quando ancora l’uomo non aveva individuato nella terracotta la possibilità di confezionare e creare vasellame. Il sughero appena estratto dall’albero veniva messo vicino al fuoco a mezzo del quale la corteccia veniva ammorbidita e la si stendeva come una tavoletta dalla quale veniva eliminata la parte rugosa esterna, sfregando con una pietra. Levigata la corteccia, la si avvicinava nuovamente al fuoco, e lentamente, veniva piegata fino a darle la forma cilindrica, facendo sì, che la parte con la quale aderiva al tronco risultasse all’esterno, per evitare il contatto con la parte tannica del sughero e la parte levigata all’interno. Con i chiodi di legno venivano uniti i due lati della tavoletta e anche il fondo, anche questo di sughero. Oltre che a far bollire il latte, si usava per mungere le pecore.

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