Quando ci sediamo a tavola a casa, in trattoria o ristorante, di solito ci vengono offerti gli antipasti. Sono pietanze leggere, calde o fredde, consumate prima del pasto. In epoca romana il pranzo principale era la cena, e si servivano: pecorino, olive, uova, porri, funghi, ostriche, e verdure varie. Gli antipasti erano chiamati: “gustus” o “gustatio”. Lo scrittore Petronio scrive in Satyricon: Ministrata est gustatio valde lauta…– fu servito un antipasto molto abbondante. La prima volta che la parola “antipasto” compare, è nel Cinquecento, nella lista delle vivande descritte dal cuoco rinascimentale Cristoforo Messisbugo. Il suo contemporaneo Bartolomeo Scappi, chiama invece gli antipasti “primo servizio di credenza”, che comprendono: formaggi, insalate di erbaggi, pesci conservati, marinati o sotto sale o carpionati, le carni salate o affumicate, i prosciutti gli insaccati, il caviale, le bottarghe, i piccoli pasticci etc. Il termine “antipasto”, nella “Grande Cuisine”, è assorbito dal termine francese “hors d’oeuvre” (fuor d’opera), per indicare una portata che si considera “fuori menù”. Regola non sempre rispettata anche dai grandi cuochi, come Auguste Escoffier, che alla fine dell’Ottocento, nella sua “Guide culinaire”, fa precedere i potage (le minestre), agli “hors d’oeuvres”. In Italia, nello stesso periodo, accade che, Pellegrino Artusi faccia la stessa cosa e fa precedere gli antipasti dalle minestre. L’antipasto, nel corso del tempo, assume ruoli differenti: a volte importanti, altre volte meno. Oggi sempre più spesso gli antipasti hanno adottato il pecorino per iniziare e stuzzicare un pranzo o una cena, sia al naturale, sia con verdure fresche come fichi, pere, pesche, melone e uva; sia come ingrediente di crostini, pizzette, calzoni, verdure ripiene o bocconcini fritti.

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