Nella mitologia greca si parla di Aristeo, figlio del dio Apollo e della ninfa Cirene, il quale venne istruito dal centauro Chirone e dalle ninfe del Mirto, figlie di Ermete, a cagliare il latte per fare i formaggi, a costruire alveari e ad innestare l’olivastro per ottenere olive dalle quali ricavarne l’olio. Aristeo, dopo la morte del figlio Atteone, chiese alla madre Cirene, una flotta per emigrare e, partendo dalla Grecia, prese il mare verso nord-ovest. Giunto nei pressi della Sardegna e attratto dalla bellezza selvaggia dell’isola, effettuò il primo sbarco e vi si insediò. In questa nuova terra cominciò a praticare e ad insegnare le sue conoscenze in materia di produzione di formaggio, di allevamento delle api e della coltivazione dell’ulivo.
Anche gli eroi omerici sono in prevalenza pastori e sono soliti nutrirsi di formaggio e latte munto dalle loro capre. Nell’Odissea Ulisse sbarca in Sicilia ove incontra Polifemo e lo ammira mentre munge pecore e capre, e trasforma il latte in formaggio.
I Nuragici ci hanno lasciato, quale testimonianza, numerosi bronzetti per indicarci che vivevano di pastorizia. Tra questi: vi è un bronzetto che rappresenta un pastore che tira un ariete con una fune; un altro raffigura un uomo che trasporta in spalle un ariete; un bronzetto rappresenta una mano con delle pelli di agnello; un altro bronzetto raffigura un toro con le orecchie tagliate, su sinnu in sardo, un preistorico segno per indicarne la proprietà.

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