Il Fiore Sardo è un prodotto eccezionale, uno scrìnium (scrigno) di saperi, sapori e profumi. È sicuramente uno dei prodotti sardi che conserva nitidamente i tratti della sua arcaicità. Si identifica nello stesso formaggio, che i pastori della Barbagia già producevano quando cercavano di resistere alla conquista delle legioni romane, che per stanarli, addestravano i cani che dovevano rintracciare il nascondiglio seguendo il caratteristico profumo del formaggio particolarmente affumicato. I consoli Caio Papiro e Pomponio Matho non sono riusciti comunque a sottometterli. Fare il formaggio non è stato un insegnamento dei romani, perché già i nuragici ci hanno lasciato numerosi reperti che documentano l’interesse del popolo proto-sardo per la pastorizia. Il Fiore Sardo viene ancora fatto dai pastori negli ovili e l’intervento della tecnologia si limita ad un termometro per misurare la temperatura del latte. È prodotto con solo latte di pecora appena munto e crudo, perché così il formaggio conserva tutti i profumi delle erbe aromatiche brucate. Viene cagliato, a temperatura corporea della mammella, con caglio di agnello o capretto senza subire trasformazioni, e ogni aroma rimane intatto. Rotta la cagliata, viene messo in forma e successivamente salato a secco o in salamoia. Si asciuga nel graticcio, sotto il fuoco, e viene ulteriormente aromatizzato con il fumo di frasche odorose. La stagionatura è affidata alle cure delle donne che rivoltano le forme e le ungono di olio d’oliva. Le forme sono da 1,5/4 kg, con uno scalzo a “schiena di mulo”, crosta gialla o marrone, pasta bianca o giallo paglierino, sapore forte e deciso più o meno piccante.

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