La storia della Sardegna romana, inizia dal 238 a.C. e finisce nel 456. con la caduta dell’impero Romano d’Occidente. Roma occupò la Sardegna fra le prime due guerre puniche. Diversi furono i tentativi di conquista dell’isola da parte di Roma in tempi precedenti, ma intuendone l’impossibilità aveva abbandonato l’idea. Decise quindi di firmare un trattato di pace, del 241 a.C., con i Cartaginesi e l’isola fu lasciata tranquilla sotto il dominio di questi ultimi. Nel 238 a.C, Roma, sollecitata dai mercenari punici allontanati dall’isola a seguito di una rivolta posta in essere dai sardi, decise di accorrere in loro aiuto, inviando i suoi soldati nell’isola con la motivazione di aver capito le mosse strategiche dei Punici che volevano espandere il loro potere e conquistare le sue terre. I Punici non reagirono alla mossa romana, perché non avevano le forze per farlo.
I Sardi non videro di buon occhio i nuovi dominatori e due anni dopo la conquista, attuarono diverse ribellioni. Nonostante le disapprovazioni e rivolte dei sardi, i Romani festeggiarono diverse volte il loro falso trionfo totale sull’isola.
La repressione sulla popolazione sarda fu forte e furono inviati addirittura due eserciti consolari: uno comandato da Caio Papirio, e uno da Marco Pomponio Matone senza ottenere gli sperati risultati di sottomissione del popolo sardo.
Roma governava ormai il Mediterraneo e la Sardegna diventava sempre più importante per la sua posizione strategica, fino ad esserne riconosciuta provincia dell’Impero.
La Sardegna in epoca romana aveva 3-400.000 abitanti
Il II secolo fu un momento di sviluppo anche per l’isola e gli abitanti non attuarono più importanti rivolte contro il nuovo dominatore. La ricchezza era dovuta ad uno sfruttamento agricolo e minerario: l’isola per le sue miniere esportava piombo, ferro, acciaio e argento, legno, grano (diventando “granaio di Roma”) e miele. Tutta l’isola iniziava a parlare latino. Le tasse erano alte, il latifondo si diffondeva e gli agricoltori erano sempre più legati alla terra.
I Romani fondarono Turris Libisonis, Carales, Olbia, Fanum Carisii, Nora e Tharros, Forum Traiani, Forum Augustis e diverse altre.
L’allevamento di suini, bovini e ovini era diffuso. Gli ovini erano importanti per la lana e i latticini.Tra i governatori dell’isola vi era nell’anno 198 a.C.: Marco Porcio Catone (detto il Censore).
Cosa è rimasto nell’alimentazione dei sardi moderni di circa 700 anni di dominio romano? Il nome degli ingredienti sono rimasti quasi intatti nella lingua dei sardi, come anche diversi metodi di preparazione.
Elenco solo alcuni esempi solo relativamente alla pastorizia e ai suoi frutti caseari.

Casu e regottu mustiu (formaggio e ricotta affumicata) – dal latino caseus musteus, citato da Plinio il Vecchio.

Casu fresa – dal latino caseus fresus , participio passato di frendo, schiaccio. La sua tecnica di preparazione del caseus mamu pressus

Giagada ischida (cagliata acida), Plinio dice che i popoli barbari, che non conoscevano il formaggio, consumavano latti acidi, il caudiaux e l’acorjucindus.

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